Nell’ambito del “Dodd–Frank Wall Street Reform and Consumer Protection Act” diventato legge federale il 21 luglio 2010 , gli Stati Uniti d’America hanno varato una normativa che intende regolamentare l’utilizzo di minerali provenienti da Paesi interessati da conflitti o da estese violazioni dei diritti umani, quali la Repubblica Democratica del Congo, Angola, Burundi, la Repubblica Centro-Africana, la Repubblica del Congo, Rwanda, Tanzania, Uganda, Zambia e Sudan. Si tratta, in particolare, della Sezione 1502 della legge, per l’applicazione della quale la Securities and Exchange Commission (SEC) ha pubblicato il “Final Rule” il 22 agosto 2012, che è entrato in vigore a partire dal 1 gennaio 2013.
In questo modo il Governo americano intende scoraggiare le aziende, e tutta la catena dei fornitori, dall’utilizzare nei propri processi produttivi i minerali provenienti da quelle aree, il cui sfruttamento alimenta, in un preoccupante circolo vizioso, i conflitti regionali.
La norma non vieta il ricorso ai minerali provenienti da zone di conflitto, ma impone l’obbligo alle aziende americane, che operano sul territorio americano o che esportano negli USA, di informare il consumatore sulla provenienza dei minerali e di metterlo così nelle condizioni di poter scegliere i prodotti di quali aziende acquistare. Per far ciò le imprese hanno l’obbligo di tracciare la provenienza di alcuni metalli (in particolare Stagno, Tungsteno, Tantalio e Oro, ma la normativa statunitense non esclude un periodico aggiornamento della lista) utilizzati nei loro prodotti.

Per quanto riguarda l’Unione Europea, nel Marzo 2014 la DG Commercio della Commissione europea ha pubblicato la sua proposta legislativa per la creazione di una strategia di commercio responsabile per i minerali provenienti da zone di conflitto. La proposta comprende un progetto di regolamento per la creazione di un sistema di diligenza dovuta (cd. “due diligence”) nella catena di approvvigionamento per gli importatori di Oro, Tantalio, Tungsteno e Stagno.
Il 16 marzo 2017 il Parlamento europeo ha approvato il progetto di Regolamento su “Diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori di minerali e metalli provenienti da zone di conflitto e ad alto rischio”.
La nuova normativa comunitaria sui cd. Conflict minerals, la quale ricalca la disciplina statunitense voluta dal presidente Obama, obbliga tutti gli importatori europei di minerali e metalli contenenti stagno, tungsteno, tantalio e oro, esclusi i più piccoli, a effettuare controlli per garantire che gli obblighi di due diligence siano rispettati dai propri fornitori. I materiali riciclati e i piccoli importatori, che rappresentano il 5% delle importazioni, saranno infatti esentati per non imporre eccessivi oneri burocratici.

Nonostante la Stego non sia vincolata da tale normativa, consideriamo di estrema importanza i valori morali che ne stanno alla base.
Siamo assolutamente consapevoli della nostra responsabilità sociale in materia di ambiente, sicurezza, salute e diritti umani e, per questo, ci impegnamo costantemente ad aiutare i nostri clienti a rispettare tutti i requisiti in materia.
Di conseguenza, stiamo (come richiesto dalla “diligenza dovuta”) monitorando eventuali sviluppi o problemi attraverso un costante confronto con i nostri fornitori in questo settore.
Chiediamo loro trasparenza e la tracciabilità dei loro prodotti e, finora, non sono state segnalate situazioni in contrasto col “Dodd-Frank-Act”.

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